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sabato 21 giugno 2014

David Foster Wallace su come riempire il vuoto interiore ed eliminare la paura di vivere


Nell'intervista per certi versi memorabile che David Foster Wallace rilasciò a David Lipsky e pubblicata integralmente in: "Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta", oltre ad esplorare i vantaggi della letteratura rispetto alla televisione, lo scrittore americano affronta alcune delle tematiche contenute in Infinite Jest, ovvero il perché riempiamo la nostra vita di divertimenti, di attività il cui unico scopo è intrattenerci, divertirci e mettere a tacere la nostra voce interiore. La voce che più ci spaventa e ci fa sentire soli.
Uno stralcio di questa conversazione mette in luce la profonda debolezza che Wallace sperimentava in prima persona, e che l'aveva condotto a più riprese a delle vere e proprie crisi, ovvero la paura di stare al mondo:
Secondo me il motivo per cui la gente si comporta male è che fa veramente paura stare al mondo ed essere umani, e siamo tutti tanto, tanto spaventati. E i motivi..
La paura è la condizione di base, e ci sono motivi di tutti i tipi per essere spaventati. Ma il punto è... è che.. è che il nostro compito qui è di imparare a vivere in modo tale da non essere costantemente terrorizzati. E non nella posizione di voler usare qualunque strumento, di usare le persone per tenere lontano quel tipo di terrore. Io la penso così. Be', per quanto mi riguarda, come maschio americano, il volto che do a quel terrore è la nascente consapevolezza che nulla è mai abbastanza, mi spiego? Che il piacere non è mai abbastanza, che ogni traguardo raggiunto non è mai abbastanza. Che c'è una sorta di strana insoddisfazione, di vuoto, al cuore del proprio essere, che non si può colmare con qualcosa di esterno. Secondo me funziona così da sempre, fin da quando gli uomini primitivi si picchiavano con le clave. Anche se si può descrivere in mille parole e in mille gerghi culturali diversi. E la sfida che ci si prospetta, in particolare, sta nel fatto che non c'è mai stata così tanta roba, e di qualità tanto alta, proveniente dall'esterno, che sembra tappare provvisoriamente quel buco, o nasconderlo.
Personalmente, credo che se è tamponabile in qualche modo, lo è solo grazie a degli strumenti INTERIORI. E non so neanche cosa significa. Credo che in un certo senso sia giusto così.  [...]

Introducendo un concetto che avrebbe poi affrontato anche George Saunders, nel suo elogio alla gentilezza, e che Kerouac aveva discusso in una lettera alla propria ex moglie:

Probabilmente grazie a certi strumenti interiori lo si può tamponare. Quegli strumenti interiori bisogna guadagnarseli e svilupparli, e hanno a che vedere con... mmm... per fare della psicologia spicciola, con l'amore per se stessi. E' più, come dire... se pensi a quelle volte nella vita che hai trattato le persone con un amore e una correttezza straordinari, e te ne sei preso cura in maniera totalmente disinteressata, solo perché avevano un valore come esseri umani... Ecco, la capacità di fare altrettanto con noi stessi. Di trattare noi stessi come tratteremmo un buon amico, un amico prezioso. O un nostro bambino che amiamo più della vita stessa. E penso  che sia possibile arrivarci. Penso che in parte il compito che abbiamo sulla terra sia imparare a fare questo. So che sembra una frase un po' da bigotta.


Ancora su DFW: 3 consigli per esprimersi meglio, da David Foster Wallace 

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