Quantcast
Google+

domenica 18 maggio 2014

Dai tuoi "mi piace" di facebook si può scoprire se sei intelligente

Alberto Mazzotta
foto via lowtrack

Al Politecnico di Milano una certa voce afferma che, se vuoi avere maggiori speranze di essere assunto da qualche azienda, devi  iniziare rendendo privato il tuo profilo facebook; togliendo se possibile, anche i mi piace alle pagine. La favola riguarderebbe i responsabili delle risorse umane,  i quali, prima di assumerti, svolgono alcuni controlli su di te e sulla tua personalità, in base a dati dedotti dal tuo profilo.
Questa favola, purtroppo, è vera. Esistono infatti aziende il cui lavoro è tracciare il maggior numero di schemi di comportamento possibile e fornire questi dati su richiesta. Perché le informazioni sulle persone nell'era dei social network sono veramente facili da ottenere e processare, specie se il tuo lavoro consiste in questo.

La studiosa di Internet Jennifer Goldbeck lavora presso l'Università del Maryland ed il suo compito è quello di migliorare il modo in cui le persone si relazionano online. Per migliorare la rete e le sue connessioni, bisogna anche studiarne gli utenti, per prevederne i possibili comportamenti e le interazioni. Uno studio altruistico, ma che capite, potrebbe essere replicato con ben altre intenzioni.
L'enorme quantità di dati da lei processata, informazioni demografiche, preferenze e azioni, ha permesso di ricavare ogni sorta di attributi comportamentali sui soggetti, anche di natura imprevista. Nel senso che non seguiva necessariamente dall'elemento analizzato. Il vantaggio di lavorare su una grande quantità di dati in termini statistici assicura il riconoscimento di determinati pattern da informazioni che non sono minimamente correlate tra loro. L'esempio che la Goldbeck fornisce è quello della storia, apparsa anche su Forbes magazine, della ragazza quindicenne che aveva ricevuto coupon e pubblicità per biberon, pannolini e culle due settimane prima di aver comunicato ai propri genitori di essere incinta. E come avevano fatto a scoprirlo direte voi? Semplicemente possedevano lo storico degli acquisti di migliaia di donne; le quali prima ancora di aver iniziato a pensare a pannolini, culle e biberon, avevano comprato vitamine e magari una borsa più grande e comoda. Quindi non era stato solo l'acquisto di quegli oggetti ad indirizzarli, ma, ad un livello più ampio, il fatto che su una base statistica di migliaia di altre persone si era visto che, chi di solito li acquista, dopo un certo periodo di tempo, acquista il necessario per un neonato. Era un pattern, uno schema. Ed era solo uno dei tanti.
Lo scopo è infatti quello di identificare quanti più pattern o modelli di comportamento possibili, per arrivare a definire tutte le possibili interazioni o necessità di un determinato cliente/utente. La Goldbeck aggiunge che insieme ad i suoi colleghi è stata in grado di:
we've developed mechanisms where we can quite accurately predict things like your political preference, your personality score, gender, sexual orientation, religion, age, intelligence, along with things like how much you trust the people you know and how strong those relationships are. We can do all of this really well. And again, it doesn't come from what you might think of as obvious information.

Il secondo esempio che sto per citare spiega ancora meglio il meccanismo descritto; ed è quello di uno studio pubblicato da alcuni ricercatori inglesi. Lo scopo dello studio era rilevare quali fossero i mi piace di facebook che fossero indicativi di un alto livello di intelligenza. Tra i cinque mi piace più altamente rivelatori si posiziona una pagina facebook sulle curly fries; cosa che in sé non dice nulla sulla natura della persona. Infatti a chi non piacciono le patatine fritte? La teoria utilizzata per spiegare quest'attributo è quella dell'omofilia, molto ricorrente nel campo dei social network per spiegare questo tipo di fenomeni. L'omofilia teorizza che rapporti e relazioni si sviluppano tra persone dello stesso tipo. Nel caso specifico, la pagina è nata dal contributo o si è diffusa grazie ad una persona che era intelligente, e da lì è passata di mi piace in mi piace tra una certa tipologia di individui. Quindi:
the action of liking the curly fries page is indicative of high intelligence, not because of the content, but because the actual action of liking reflects back the common attributes of other people who have done it.
La Goldbeck suggerisce, per concludere, che molti ignorino le conseguenze che ha un mi piace. E che il compito, suo e delle istituzioni, si trova ad un bivio: esiste un percorso legale, ovvero leggi di tutela della privacy; e quello della ricerca, che ha lo scopo di responsabilizzare le persone sul proprio comportamento online. A scapito della prima opzione si pone il fatto che aziende come Facebook, Twitter e LinkedIn, ad esempio, basano parte del proprio fatturato sulla vendita dei dati dei propri utenti. E questa cosa non è così risaputa.
It's sometimes said of Facebook that the users aren't the customer, they're the product.
L'opzione più facilmente sostenibile, secondo lei, è la seconda, ed il modo di realizzarla è il seguente:
we want to develop mechanisms that can say to a user, "Here's the risk of that action you just took." By liking that Facebook page, or by sharing this piece of personal information, you've now improved my ability to predict whether or not you're using drugs or whether or not you get along well in the workplace. And that, I think, can affect whether or not people want to share something, keep it private, or just keep it offline altogether. We can also look at things like allowing people to encrypt data that they upload, so it's kind of invisible and worthless to sites like Facebook or third party services that access it, but that select users who the person who posted it want to see it have access to see it.

via TEDTalks

Follow my blog with Bloglovin

Nessun commento:

Posta un commento