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mercoledì 30 aprile 2014

Gli effetti speciali di Grand Hotel Budapest, l'ultimo film di Wes Anderson

Wes Anderson

Grand Hotel Budapest è il nuovo film di Wes Anderson, regista americano noto per I Tenenbaum, Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, Rushmore e Il treno per Darjeeling -la lista in realtà continua- tutti film iconici dall'ambientazione curata fin nei più microscopici dettagli, in grado di creare un mondo a se stante trasponendo elementi reali in una fiaba visiva e musicale. E proprio a questo proposito che i "curatori" di questo mondo, ovvero i responsabili della computer grafica del nuovo film, hanno divulgato un video che svela in parte le tecniche e i "trucchi", se così si può dire, utilizzati nello sviluppo delle scene del Grand Hotel Budapest.



Per altre curiosità su Wes Anderson, clicca qui e qui

martedì 29 aprile 2014

Il consiglio di Kurt Vonnegut agli studenti : "Make your soul grow" - "Accrescete la vostra anima"


Kurt Vonnegut (Indianapolis11 novembre 1922 – New York10 aprile 2007) è stato uno scrittore e saggista statunitense. Dopo le prime opere di genere fantascientifico, la sua produzione letteraria si è andata caratterizzando per una originale mescolanza di elementi fantastici, satira politica, sociale e di costume, humour nero e dottrine umanistiche.
Durante la Seconda Guerra Mondiale si arruolò volontario e assistette, prigioniero nel mattatoio di Dresda, al bombardamento della città. Da questa esperienza deriva in parte il suo romanzo più famoso: Mattatoio n. 5. (Vi consiglio, sempre di Vonnegut, anche Ghiaccio-Nove e Piano meccanico).

Nel 2006 un Vonnegut ormai ottantaquattrenne ricevette una lettera da alcuni studenti della Xavier High School, i quali, per un compito scolastico, dovevano contattare il proprio scrittore preferito, chiedendogli di visitare la scuola. Furono ben cinque ragazzi a scrivere a Vonnegut, ma lo scrittore declinò l'invito con questa lettera, qui riproposta (scorri giù per la traduzione).
L'impagabile consiglio di Vonnegut ai giovani è uno solo: di praticare ogni arte possibile, danza, musica, pittura, scultura o scrittura che sia, per un unico scopo: sperimentare il divenire, la sensazione di crescita spirituale che solo queste discipline possono dare, accrescendo la propria anima ("Make your soul grow")


 Trascrizione:
November 5, 2006
Dear Xavier High School, and Ms. Lockwood, and Messrs Perin, McFeely, Batten, Maurer and Congiusta: 
I thank you for your friendly letters. You sure know how to cheer up a really old geezer (84) in his sunset years. I don't make public appearances any more because I now resemble nothing so much as an iguana. 
What I had to say to you, moreover, would not take long, to wit: Practice any art, music, singing, dancing, acting, drawing, painting, sculpting, poetry, fiction, essays, reportage, no matter how well or badly, not to get money and fame, but to experience becoming, to find out what's inside you, to make your soul grow. 
Seriously! I mean starting right now, do art and do it for the rest of your lives. Draw a funny or nice picture of Ms. Lockwood, and give it to her. Dance home after school, and sing in the shower and on and on. Make a face in your mashed potatoes. Pretend you're Count Dracula. 
Here's an assignment for tonight, and I hope Ms. Lockwood will flunk you if you don't do it: Write a six line poem, about anything, but rhymed. No fair tennis without a net. Make it as good as you possibly can. But don't tell anybody what you're doing. Don't show it or recite it to anybody, not even your girlfriend or parents or whatever, or Ms. Lockwood. OK?
Tear it up into teeny-weeny pieces, and discard them into widely separated trash recepticals. You will find that you have already been gloriously rewarded for your poem. You have experienced becoming, learned a lot more about what's inside you, and you have made your soul grow. 
God bless you all!
Kurt Vonnegut

Traduzione:
5 Novembre, 2006
Cari Xavier High School, Signora Lockwood e Signori Perin, McFeely, Batten, Maurer and Congiusta,
Vi ringrazio per le vostre lettere amichevoli. Voi conoscete sicuramente il modo di tirar su il morale ad un povero vecchio (84 anni) sul viale del tramonto. Io non appaio più in pubblico perché assomiglio a niente più che ad un iguana.
Quello che devo dirvi , peraltro, non richiede molto tempo, ovvero: Praticate ogni arte, musica, canto, danza, recitazione, disegno, pittura, scultura, poesia, romanzo, saggi, reportage, non importa quanto bene o male, non per ottenere soldi o fama, ma per sperimentare il divenire, per scoprire cosa c'è dentro di voi, per far crescere la vostra anima.
Seriamente! Dovete iniziare ora, praticare l'arte e farlo per il resto della vostra vita. Disegnate un ritratto divertente o carino della signora Lockwood, e dateglielo. Ballate fino a casa dopo la scuola, e cantate nelle doccia e così via. Disegnate un viso nel vostro purè di patate. Fatevi finta di essere Dracula.
Questo è un compito per stanotte, e spero che la signora Lockwood vi boccerà se non lo fate: Scrivete una poesia di sei versi, su niente, ma in rima. Non giochiamo a tennis senza rete, non sarebbe equo. Cercate di renderla la migliore possibile. Ma non dite a nessun che lo state facendo. Non la mostrate e non la recitate davanti a nessuno, neanche alla vostra ragazza o ai vostri genitori o chiunque, o alla signora Lockwood. OK?
Strappatela in pezzetti piccolissimi, e buttatela in cestini diversi. Vi accorgerete di essere stati ricompensati gloriosamente per la vostra poesia. Avrete sperimentato il divenire, imparato molto di più su voi stessi e quello che avete dentro, e sarete riusciti ad accrescere la vostra anima.

Che Dio vi benedica!
Kurt Vonnegut

via Letters of Note 

domenica 27 aprile 2014

I fumetti e Dave Eggers: l'insostenibile estro di un formidabile genio.

©guardian.com © Dave Eggers, 2014


Dave Eggers da giovane ha frequentato una scuola d'arte, e come si legge anche ne L'opera struggente di un formidabile genio -libro in cui narra della sua vita durante e dopo la morte dei genitori per cancro e di come si sia preso cura di se stesso e del fratellino di otto anni- ha sempre avuto interesse per la pittura e per i fumetti, generi in cui si era cimentato, però, con scarso successo. A distanza di vent'anni a richiesta del Guardian, ci riprova con una breve striscia dal titolo: "Having Renewed my Fire". (Puoi leggerla per intero qui).


Qui riproponiamo una breve intervista, a cura sempre del Guardian, in cui spiega come ha deciso di ritentare con i fumetti e cosa invece era andato storto anni prima: (qui il testo in inglese).

"Qui e lì durante i miei ribelli vent'anni, provai a scrivere fumetti, e almeno tre o quattro di questi tentativi si rivelarono dei pietosi fallimenti. Avevo frequentato una scuola d'arte, per un certo periodo, e avevo studiato disegno e pittura da quando ero molto piccolo, ma qualcosa mi sfuggiva se si parlava di pianificazione e disegno di un fumetto. Perchè? Principalmente perché ero pigro e disorganizzato, uno sciattone. Ero stato un pittore, principalmente, e lavorando su grandi tele, non ero in grado di disegnare in piccolo e in maniera ordinata, chiara; così finivo per frustrarmi cercando di programmare tutti quei box e di disegnare la stessa cosa molte volte in maniere differenti. Non ero spazialmente adatto alla vita come disegnatore di fumetti.

Così dal momento che avevo sperimentato in prima persona quanto fosse difficile scrivere e disegnare bene allo stesso tempo, avere uno svolgimento narrativo comprensibile e quanto eccessivamente arduo fosse creare qualcosa di realmente bello e potente, divenni un avvocato della forma. Quando lessi i lavori di Art Spiegelman, Lynda Barry, Dan Clowes, Julie Doucet, Chris Ware, Tom Tomorrow, Adrian Tomine – tra gli altri – mi resi conto di come fosse indescrivibilmente difficile operare ad un tale livello in così tante aree differenti: scrittura, disegno, design della pagina, tipografia - per non menzionare il fatto che i fumetti sono essenzialmente sceneggiature, dove il dialogo è il responsabile principale dell'avanzamento della storia.
©guardian.com © Dave Eggers, 2014

Quando mi è stato chiesto di far parte di questa pubblicazione, il fumettista fallito che c'era in me si è risvegliato chiedendo un'altra opportunità. Anziché collaborare con un'artista professionista- la via ragionevole- ho scelto l'altra strada, sfidando me stesso a concludere qualcosa di coerente e ragionevolmente ordinato. Quasi vent'anni dopo aver creato il mio ultimo fumetto, ci ho provato di nuovo, e anche questa volta non è stato granché diverso. Ero disorganizzato, e mi ci è voluto molto più tempo di quanto ne avessi preventivato. Ma, credo, alla fine, di aver realizzato qualcosa di più o meno intellegibile, e un po' meno imbarazzante di quanto paventassi.

Ho anche disegnato la copertina, e per questo devo citare un vecchio libro che possiedo, chiamato Boys Of Our Empire, basato sull'omonimo magazine. Possiedo l'edizione del 1902, piena di storie per giovani lettori sui vari exploit di soldati e avventurieri britannici. E' bellissimo e divertente e non di rado spaventoso, con la costante presenza imperialista del titolo. Ma in ogni caso, in esso sono presenti varie storie che hanno luogo nel Far West Americano, e la copertina che ho disegnato è un adattamento di una di quelle illustrazioni. (Darei anche il nome dell'artista, ma stranamente non sono nominati).

A proposito della storia specifica del mio fumetto, posso dire che è stata per lungo tempo dentro la mia testa, crescendo. Nel centro di San Francisco, abbiamo il Golden Gate Park, che è enorme ed un po' selvaggio, che possiede molte dozzine di parchi più piccoli al suo interno e strane caratteristiche - incluso un piccolo campo dove pascola una mandria di bisonti. I bisonti sono lì dal 1890, in vario numero, ma sempre con la medesima assenza di entusiasmo per il proprio destino.

Sono stato a vedere questi bisonti circa 50 volte negli anni e non sono sicuro di averli mai visti muoversi. Si siedono, il più lontano possibile dal punto di osservazione - come se sapessero che vorremmo vederli correre e folleggiare, e volessero darci l'esatto contrario. Anche i responsabili del parco riconoscono quest'aspetto nella letteratura ufficiale: "Non aspettatevi un grande sfoggio di movimenti e prodezze, durante la visita. Essi tendono a risparmiarsi e non si cimentano in nessuna attività eccitante. Se siete fortunati, uno dei bisonti si sposterà lentamente dal campo fino al recinto".

Per così a lungo mi sono chiesto se questo non fosse un piano dei bisonti per trarre i propri guardiani in un falso senso di sicurezza, per poi un giorno liberarsi e scappare. Detto questo, non so se la storia abbia luogo nel Golden Gate Park o da qualche altra parte. Qualche anno fa visitai un altro parco di bisonti in Alaska, e feci delle foto, che ho usato come riferimenti qui. E ci sono dei parchi in tutto l'Ovest degli Stati Uniti, dove dei ben-intenzionati guardiani custodiscono qualche dozzina di bisonti, come tributo a questo magnifico, presumibilmente stupido animale, che cacciatori Americani ed Europei hanno quasi portato all'estinzione. In ognuno di questi parchi, i bisonti- che potrebbero essere dei geni in attesa del proprio momento- magari stanno progettando la propria fuga ed il dominio del mondo. Non c'è il modo di negarlo.


[Di lui hanno detto: "Grande, grande scrittura. Un libro che non lascia scampo."- David Foster Wallace]

via Guardian.com

sabato 26 aprile 2014

Saul Bass e il Cinema, le storiche locandine dell'artista americano.


Saul Bass (New York, 8 maggio 1920 – Los Angeles, 25 aprile 1996) è stato un designer, progettista grafico, pubblicitario, fotografo, illustratore e regista statunitense.
Si dedicò a realizzare loghi (tra cui Minolta, Kleenex, US Airways) e immagini coordinate per numerose celebri aziende, ma fu soprattutto noto per il suo lavoro rivoluzionario in campo cinematografico, che gli rese un Oscar al miglior cortometraggio documentario nel 1969. Saul Bass realizzò sia locandine che titoli di testa per alcuni lungometraggi entrati nella storia del cinema: Shining (Kubrick), Vertigo, Psycho (Hitchcock), West Side Story, Saint Joan, Uno, due e tre (Billy Wilder), Anatomia di un delitto e L'uomo dal braccio d'oro (Otto Preminger) e molti altri. (Qui la filmografia completa).
Il seguente video ripercorre i maggiori successi del designer americano, prendendo spunto dall'antologia dei lavori di Bass, uscita nel 2011: Saul Bass: A Life in Film & Design.



Tutto il suo lavoro è caratterizzato da una grafica essenziale e da uno stile semplice, frutto dell’influenza del Costruttivismo e delle opere del Bauhaus, metaforico e iconico: Bass era noto per la capacità di sintetizzare i concetti più vari con elementi decifrabili e rappresentativi.








venerdì 25 aprile 2014

Come sarebbe stato Forrest Gump diretto da Wes Anderson?


Come sarebbe stato Forrest Gump (1994, Robert Zemeckis) diretto da Wes Anderson? Louis Paquet da Montreal, Canada, si è cimentato in un divertente makeover dei titoli di testa del film, immaginando come sarebbero apparsi se a dirigerlo fosse stato il celebre regista americano.



Foto e video via Louis Paquet


giovedì 24 aprile 2014

Aldous Huxley: Come si realizza Il Mondo Nuovo.

Mayumi Otero

Illustrazione di Mayumi Otero

"Il tema della libertà e delle forze ad essa ostili è immenso, e quel che io ho scritto è sicuramente troppo breve per rendere a quel tema piena giustizia ; ma se non altro ho toccato molti aspetti del problema. Può darsi che ciascun aspetto risulti un po' semplificato nella mia esposizione, ma i singoli punti, sommandosi formano un quadro che, spero, suggerisca la vastità e la complessità del tema intero.
I capitoli che seguono andrebbero letti tenendo a mente la Rivolta d'Ungheria, e la successiva repressione, la bomba all'idrogeno, il costo di quel che ciascuna nazione chiama la sua "difesa" e le interminabili colonne di ragazzi in divisa, bianchi, neri, bruni, gialli, che marciano obbedienti verso la fossa comune.

Ritorno al mondo nuovo è un saggio di Aldous Huxley , scritto nel 1958, in cui lo scrittore inglese ripercorre i temi del romanzo fantascientifico Il Mondo Nuovo, 1932, riesaminandoli alla luce del dopoguerra e della Guerra Fredda. Huxley esplora varie tematiche: la sovrappopolazione, il controllo delle nascite, la propaganda, il controllo sociale e la disindividualizzazione delle persone in ottica "societaria", ma la preoccupazione che emerge più limpidamente dalle pagine del saggio è rivolta principalmente alla realizzazione nei fatti di ciò che egli aveva descritto in quella che definisce, la sua "favola":

"Nel 1931, quando scrivevo Il Mondo Nuovo, ero convinto che ci fosse ancora tempo, e parecchio. La società totalmente organizzata, il sistema scientifico delle caste, l'abolizione del libero arbitrio mediante il condizionamento metodico, la soggezione resa accettabile grazie alla felicità indotta chimicamente, a dosi regolari, l'ortodossia martellata in capo alla gente coi corsi notturni di insegnamento ipnopedico: tutte cose a venire, certo, ma non nei tempi miei, e nemmeno nei tempi dei miei nipotini.[..]
Ventisette anni più tardi, [..], io sono molto meno ottimista di quel che non fossi quando scrivevo Il mondo nuovo. Le mie profezie del 1931 si avverano assai più presto di quel che pensassi.
[..]
Alla luce delle ultime scoperte sulla condotta animale in genere, e umana in particolare, è chiaro che, a lunga scadenza, il controllo è meno efficace se ricorre al castigo della condotta indesiderata, anziché indurre la condotta desiderata mediante premi; è chiaro che un governo del terrore funziona nel complesso meno bene del governo che, con mezzi non violenti, manipola l'ambiente e i pensieri e i sentimenti dei singoli, uomini donne e bambini.
[..]
Nel mondo immaginario della mia favola il castigo è raro e di solito mite. Il governo realizza il suo controllo, quasi perfetto, inducendo sistematicamente la condotta desiderata, e per far questo ricorre a varie forme di manipolazione pressoché non violenta, fisica e psicologica, e alla standardizzazione genetica.

In questo saggio, successivo a "Il Mondo nuovo ", Aldous Huxley sconfessa alcuni dei metodi autoritari dell'orwelliano Big Brother di 1984, ritenendo che alla prova della realtà essi si siano dimostrati in parte incubi dettati dallo stalinismo, e che non avessero più effettivo riscontro nella realtà. Per quanto l'Unione Sovietica rimanesse un regime autoritario, Huxley riteneva che i nuovi meccanismi di controllo sociale, specie quelli per le classi elevate, non potessero prescindere da una certa forma di compenso ed incoraggiamento. Questo riguarda gli scienziati e chiunque riesca a rendere il suo apporto alla società sovietica insostituibile. Per essere incentivato a raggiungere obiettivi sempre più alti, il regime dava loro una discreta libertà ed autonomia, totalmente negata agli altri nelle classi più basse. Ciò era proprio quello che Huxley aveva descritto nella società stratificata de Il Mondo Nuovo. Gli Alfa e I Gamma come esempi di trattamenti opposti verso persone con qualità opposte. Di questa condizione aveva anche parlato ad Orwell stesso anni prima, in una lettera di ringraziamento per il suo libro appena uscito. (Clicca qui per leggerla).


Steadman, illustrazioni di Animal Farm, George Orwell


Huxley discute inoltre di crisi economica e di come essa inasprisca il controllo sulla società da parte del governo, un tema quanto mai attuale:
Ogni qual volta si fa precaria la vita economica d'una nazione, il governo centrale è costretto ad assumersi nuove responsabilità, per il benessere generale. Deve elaborare nuovi programmi per far fronte alla situazione critica; deve imporre nuove restrizioni alle attività dei soggetti; e se, come è probabile, dal peggioramento delle condizioni economiche consegue agitazione politica, o ribellione aperta, il governo centrale deve intervenire, a tutela dell'ordine pubblico e della propria autorità. In tal modo una quantità sempre maggiore di potere si concentra nelle mani dei dirigenti e dell'apparato statale.

E ancora sul ruolo che le nuove tecnologie, l'avvento dei mass media e della produzione di massa hanno avuto sulle persone:
Noi vediamo dunque che la tecnologia moderna ha portato alla concentrazione del potere economico e politico, e alla formazione di una società controllata (spietatamente negli stati totalitari, pulitamente, nascostamente nelle democrazie) dalla Grande Impresa e dal Gran Governo. Ma le società sono composte di individui e sono buone solo nella misura in cui aiutano gli individui a realizzare le proprie possibilità, e a condurre vita felice e creativa. Ebbene, i progressi tecnologici in che senso hanno agito sull'individuo? Ecco la risposta del filosofo e psichiatra dottor Erich Fromm:
La nostra società occidentale contemporanea, nonostante il progresso materiale, intellettuale e politico, è sempre meno capace di condurre alla sanità mentale, e tende a minare invece la sicurezza interiore, la felicità, la ragione, la capacità d'amore nell'individuo; tende a trasformarlo in un automa che paga il suo insuccesso di uomo con una sempre più grave infermità mentale, con la disperazione che si cela sotto la frenetica corsa al lavoro e al cosiddetto piacere. 
Steadman, Animal Farm.

E corresponsabile di questa "disindividualizzazione" è anche la vita di città, per il fatto che l'individuo assume un ruolo e tende a mantenerlo in rapporto alla sua funzione lavorativa. I rapporti umani si atrofizzano, perdono di significato e ricchezza, le persone "funzionano" senza veramente essere consapevoli di se stesse. E strumentalizzano il divertimento come un qualcosa di dovuto, inserendo anch'esso nella sfera del consumo.
(Come gli uomini de Il mondo nuovo, che imparano fin da bambini ad avere una sessualità libera e a far uso di droghe a scopo ricreativo).
[..] Le vittime veramente disperate dell'infermità mentale si trovano proprio fra gli individui che paiono normalissimi. “Molti di essi sono normali solo perché si sono adattati al nostro modo d'esistenza, perché la loro voce di uomini è stata messa al silenzio in età così giovane che essi nemmeno lottano, né soffrono, né hanno i sintomi del nevrotico”. Non sono normali, diciamo così, nel senso assoluto della parola; sono normali solamente in rapporto a una società profondamente anormale. Il loro perfetto adattamento a quella società anormale è la misura della loro infermità mentale. Questi milioni di individui abnormemente normali, che vivono senza gioia in una società a cui, se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano “l'illusione dell'individualità” ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati. Il loro conformismo dà luogo a qualcosa che somiglia all'uniformità. Ma “uniformità e libertà sono incompatibili. Uniformità e salute mentale sono anch'esse incompatibili... L'uomo non è fatto per essere automa, e se lo diventa, va distrutta la base della sanità mentale”.
E' su questa base che si collocano le nascenti teorie organizzative di Mayo e colleghi. Come fare a riportare all'interno dell'organizzazione le motivazioni e gli obiettivi del singolo? Se gli individui possiedono personalità, aspirazioni, desideri non conciliabili, come fare in modo che essi "performino" al meglio all'interno di un gruppo sociale aziendale?
Rifacendoci al Mondo nuovo, come creare un ingranaggio perfetto di cui le persone siano le parti essenziali, facendo in modo che si impegnino al massimo, allineando tutti i propri sforzi all'obiettivo finale dell'organizzazione? Come creare un termitaio umano o un formicaio?
Ha giustamente osservato William Whyte, nel suo notevolissimo libro, The Organization Man, che al nostro sistema etico tradizionale (in esso l'individuo ha importanza primaria) si va sostituendo un' Etica Sociale. Le parole chiave di questa etica sono: "adattamento", "condotta socialmente orientata", "appartenenza", "acquisizione di capacità sociali", "lavoro di squadra", "vita di gruppo", "lealtà di gruppo", "dinamica di gruppo", "pensiero di gruppo", "creatività di gruppo". Presupposto fondamentale è questo: il complesso sociale ha maggiore importanza delle parti individuali; le differenze biologiche innate debbono sacrificarsi all'uniformità culturale, i diritti della collettività vengono prima di quelli che nel diciottesimo secolo si chiamarono Diritti dell'Uomo.
Nel Mondo Nuovo si era riusciti nello scopo attraverso il condizionamento infantile: i bambini appena in grado di capire, venivano bombardati da messaggi registrati che illustravano la condotta da seguire, il loro ruolo nella società, come dovevano comportarsi, pensare, mangiare, vivere.
Nella società del 1958 tali strumenti non erano ancora pensabili per mille ragioni, ma si iniziava a vedere un uso intensivo della comunicazione di Massa, che tendeva disperatamente ad allinearsi su certi temi stabiliti, ad alterare la realtà presentandola in una maniera che servisse gli scopi di qualcuno.
Non previdero quel che di fatto è accaduto, soprattutto nelle nostre democrazie occidentali: il sorgere di una grossa industria della comunicazione di massa che non dà al pubblico né il vero né il falso,ma semmai l'irreale, ciò che, più o meno, non significa nulla. Insomma, essi non tennero conto d'un'altra caratteristica dell'uomo: il suo appetito pressoché insaziabile di distrazioni.
Distrazioni che già i Romani giudicavano indispensabili per governare il popolo, il famoso detto "Panem et Circenses" è un classico mai troppo vecchio.
Ma questo non dovrebbe aprirci gli occhi? Il fatto che apparteniamo ad una società che garantisce i bisogni primari e anche i secondari e così via, ci obbliga a chiudere gli occhi?
Ahimè, ci siamo scordati la sorte del tacchino. Quando un uccello impara ad ingozzarsi a sufficienza senz'essere costretto a usare le ali, rinuncia al privilegio del volo e se ne resta a terra, in eterno. Qualcosa di simile vale anche per gli uomini. Date all'uomo pane abbondante e regolare tre volte al giorno, e in parecchi casi egli sarà contentissimo di vivere di pane solo, o almeno di solo pane e circensi.
Quindi la scelta è solo nostra, qual è il compromesso che vogliamo accettare:
Per adesso qualche libertà resta ancora nel mondo. Molti giovani, è vero, sembrano non darle valore. Ma alcuni di noi credono che senza le libertà le creature umane non saranno mai pienamente umane e che pertanto la libertà è un valore supremo. Può darsi che le forze opposte alla libertà siano troppo possenti e che non si potrà resistere a lungo. Ma è pur sempre nostro dovere fare il possibile per resistere. 

mercoledì 23 aprile 2014

William Blake illustra la Divina Commedia di Dante


« Tyger! Tyger! burning bright
in the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry? »

« Tigre! Tigre! Divampante fulgore
nelle foreste della notte
quale fu l'immortale mano o l'occhio
che ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria? »
(William Blake, The Tyger)



Nel 1826, all'età di 65 anni, William Blake fu incaricato di illustrare la Divina Commediadi Dante, grazie all'intercessione di John Linnell - un giovane artista con cui condivideva una profonda amicizia, il disprezzo per il modernismo e una profonda devozione allo spiritualismo, come necessità per una nuova concezione del mondo. Blake fu fortemente attirato dal progetto, poiché sentiva di condividere le idee e la rettitudine morale di Dante, nonostante cinque secoli di scoperte li separassero. Fu così coinvolto in questo progetto che ci lavorò fino a poche ore dalla morte, sopraggiunta il 12 Agosto 1827. Di questo intenso progetto rimangono 102 acquerelli (72 dall´Inferno, 20 dal Purgatorio, 10 dal Paradiso), in diversi stati di elaborazione, da cui sono state realizzate sette incisioni.


« Every thing in Dante's Comedia shews That for Tyrannical Purposes he has made This World the Foundation of All & the Goddess Nature & not the Holy Ghost. »« Ogni cosa nella 'Commedia' di Dante dimostra che, per scopi tirannici, egli ha fatto di questo mondo le fondamenta di tutto e della Dea natura e non dello Spirito Santo»
(William Blake)


La versione illustrata da Blake della Divina Commedia non fu mai pubblicata, e i disegni si sparsero tra collezioni private e musei in vari paesi. Infatti, prima che fosse possibile realizzarne una versione integrale, passarono moltissimi anni. 










Vedi qui le illustrazioni di Salvador Dalì alla Divina Commedia di Dante.

martedì 22 aprile 2014

Salvador Dalì e le 100 illustrazioni della Divina Commedia di Dante





Nel 1950, in vista della commemorazione del 700º anniversario della nascita di Dante Alighieri, il governo italiano commissiona a Salvador Dalì l'illustrazione della Divina Commedia. La commissione viene poi ritirata per il veto dell'opinione pubblica, contraria a che uno spagnolo si occupasse d'illustrare il più grande capolavoro della Letteratura italiana. Nonostante questo, l'artista continua a lavorare al progetto per quasi nove anni, dando vita a 100 acquerelli che nel 1960 vengono esposti al Musée Galliera di Parigi e trasposti in xilografia a cura del Maestro Stampatore Raymond Jacquet. Per la perfetta riproduzione degli acquerelli vengono impiegati 3000 legni e fino a 35 colori per ogni tavola. L'Inferno di Dante illustrato dalle tavole di Dalì è tornato disponibile in libreria in un'edizione fastosa e curatissima, edita da Salani. Da questa edizione, da altre in lingua inglese, e da qui sono tratti alcuni degli esempi qui riproposti.






Vedi qui le illustrazioni di William Blake alla Divina Commedia.